Hai mai la sensazione di non meritare i tuoi traguardi? Pensi di riuscire non grazie alle tue abilità, ma per via del caso o dell’altrui demerito? Potresti soffrire della cosiddetta “sindrome dell’impostore”.
Chi vive questo fenomeno tende ad attribuire i suoi traguardi alla semplicità del compito o all’aiuto ricevuto, raramente al proprio impegno o alle proprie capacità.
Le #emozioni e i pensieri che accompagnano questo fenomeno sono:
- un generale senso di inadeguatezza in uno o più ambiti della vita;
- mancata introiezione del successo;
- sensi di colpa per i traguardi raggiunti e la stima che gli altri ripongono in chi ne è vittima, che sente di non averli guadagnati lealmente.
Tutto ciò porta a una costante paura della valutazione, in quanto ci si percepisce come delle truffatrici che prima o poi verranno scoperte. Al contempo la sindrome dell’impostore è associata a pensieri ripetitivi sugli errori commessi e al confronto di questi con i successi altrui. Le altre persone in questo modo saranno sempre più brave, intelligenti e competenti.
È comune di conseguenza andare incontro a perfezionismo e controllo maniacale del proprio lavoro, al solo scopo di ritardare il momento dello smascheramento. Stress e #ansia diventano una costante e il rischio di #burnout è dietro l’angolo.
Si arriva così presto alla formazione di un circolo vizioso, che vedrà nell’eccessiva fatica necessaria per arrivare all’obiettivo la conferma della propria inadeguatezza percepita.
Dove nasce la convinzione di essere impostore
Ci sono diverse ragioni per cui questo tipo di pensiero ha origine.
A volte nasce da un bias; un errore cognitivo derivante dalla conoscenza intima che abbiamo di noi stesse. Sappiamo bene quali sono i nostri punti deboli, mentre degli altri vediamo solo ciò che mostrano all’esterno, quindi generalmente punti di forza e successi.
Indagando le esperienze familiari dell’infanzia delle donne colpite da questa forma di insicurezza, notiamo spesso la presenza di genitori ipercritici, che stimolano la rivalità fraterna e incapaci di amore incondizionato.
Crescere in un simile contesto può portare ad associare il proprio valore al riconoscimento dei successi ottenuti, perciò l’autostima si lega a doppio filo con la validazione esterna e a imporsi l’obiettivo di dimostrare il proprio valore inseguendo un impossibile standard di perfezione.
I precedenti successi non vengono interiorizzati e perciò non vengono utilizzati come prove per stabilire la propria competenza.
Perché proprio le donne
Sebbene la sindrome dell’impostore sia presente in tutti i generi, tende a colpire maggiormente le donne: si stima che 8 su 10 ne abbiano fatto esperienza in qualche ambito della loro vita.
I fattori che sottostanno a questa differenza sono molteplici, almeno la maggior parte sembrerebbe di natura culturale, dovuti ad esempio all’introiezione degli stereotipi sui ruoli di genere: le donne subiscono l’enorme pressione di dover essere moglie, madre e donna in carriera senza la minima sbavatura, con la società che le giudica inadeguate in ciascuno di questi ruoli e di certo mai abili quanto gli uomini.
Inoltre, le donne in media tendono a valutare le proprie performance in modo molto più severo rispetto agli uomini.
Il risultato è un confronto con i colleghi sempre pronto all’autosvalutazione, che spesso porta a sabotarsi. Un tipico esempio di questo ci viene da uno studio secondo cui le donne si candidano per una promozione solo se pensano di essere preparate al 100%, mentre i loro pari uomini si propongono anche quando si sentono preparati solo al 60% (ne ha parlato la dottoressa Reshma Saujani in questo TED talk).
Come liberarsene
La presa di coscienza è solo il primo passo e se stai leggendo questo articolo forse lo hai già compiuto. Lavorare sulla tua autostima può essere il secondo, ma il percorso è lungo così ecco tre consigli da mettere subito in pratica per spegnere la vocina che ti accusa di essere un’impostora.
Fidati di chi ti sta intorno
Feedback positivi esterni e obiettivi raggiunti sono il metro della tua competenza. Quando ti capita di sentirti come un pesce fuor d’acqua fai una lista mentale delle attestazioni di stima che hai ricevuto e delle cose che sei riuscita a fare, non importa con quanto sforzo. La vocina si alimenta delle tue insicurezze e darle in pasto delle prove incontrovertibili dei tuoi risultati la farà stare zitta almeno per un po’.
Parlati con gentilezza
Non riesci ancora a scacciare la fastidiosa vocina? Prova almeno allora ad ammansirla un po’. Parlati come faresti con altre persone in difficoltà, cioè con comprensione e accettazione, anziché autoflagellarti.
Smetti di fare confronti
Non ha senso comparare le tue performance a quelle di chiunque altro, proprio perché come anticipato più su in questo articolo tu non vivi nella loro testa e non puoi pretendere di conoscere il loro stato d’animo o le loro difficoltà. Punta invece a confrontarti con la te stessa del passato. Stai percorrendo un cammino verso i tuoi obiettivi e una versione migliore di te? Qual è un piccolo passo che puoi fare oggi per crescere.
Conclusioni
Sono molti dunque i motivi per cui può capitare di sentirsi delle impostore nella vita, ma l’ironia vuole che chi è abbastanza consapevole da non credersi all’altezza di solito un’impostora non lo è affatto.
- Donne al lavoro: scegliere un corso di formazione che vi faccia brillare - 5 Giugno 2023
- Donne, goal-diggers, impostore - 14 Febbraio 2022
- Positività tossica e salute emotiva - 14 Novembre 2021

